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Domenico Sodano

EDITORIAL

Intervista all'On. Alfonso Pecoraro Scanio

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di Domenico Sodano

Lo si potrebbe definire il “paladino” della politica italiana. Abbiamo provato invece, nel corso di una distesa conversazione ad affermarlo con questa proposizione: io sono un apertura attraverso la quale lo spirito opera i suoi miracoli. “E’ un bel termine, sa di religioso… ma devo dire che è un bel termine!”. Ci risponde così Alfonso Pecoraio Scanio, parlamentare da sempre impegnato nella difesa dei diritti umani, dell’ambiente e della legalità. Già membro della Commissione Giustizia e Presidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati è stato il primo Ministro “Verde” alla guida delle Politiche agricole e forestali. Con lui abbiamo parlato di alcune delle questioni più attuali del nostro Paese.

Ben note sono le sue battaglie contro la pena di morte, la fame nel mondo, i diritti civili, sul nucleare. Cosa oggi effettivamente le sta più a cuore?

La riforma dell’energia! Quella dell’energia è e rimane una delle questioni centrali e prioritarie per il nostro Paese. Bisognerebbe pensare di più all’energia solare e ai biocarburanti, occorrerebbe promuovere una maggiore efficienza energetica; dovremmo ridurre sprechi ed avere la capacità di voler effettivamente chiudere certe centrali inquinanti. Guardare insomma a una migliore qualità della vita! Quella dell’energia è una possibilità infinita che permetterebbe di rilanciare l’economia non distruggendo l’ambiente ma di migliorarlo.

Lei ha da sempre tenuto in grande considerazione tutta la frontiera dei diritti umani, come, oggi vanno ricostruiti?

Siamo al cospetto di una globalizzazione selvaggia. Abbiamo quindi il bisogno di rivendicare e  comporre nuovi diritti! Penso all’estensione di un commercio equo e solidale che permetta di accrescere i diritti dell’uomo in un ambiente sicuro; alla salute, al lavoro, anche e soprattutto alle nuove povertà o agli attuali schiavi del mondo, quelli che producono quanto noi consumiamo a favore di multinazionali.  

E’ di questi giorni il problema della influenza aviaria. In che modo il nostro Paese sarebbe pronto a fronteggiare un problema di tale entità?

Quello dell’influenza aviaria è un problema molto delicato che non va affatto sottovalutato. Bisogna evitarne le conseguenze ma capirne pure le cause! Intanto determinare un veto assoluto della caccia  migratoria, poi un controllo maggiore alle frontiere. Lo si fronteggia inoltre con un controllo attento e rigoroso su tutte le carni destinate al consumo e con la formulazione di nuovi regolamenti per gli allevatori. Chi non ricorda la BSE o la SARS, un dramma per il nostro Paese! Perché non pensare di trattare gli animali invece che da macchine come esseri viventi?

Il suo levare la voce in difesa dell’ambiente l’ ha portata a ricoprire ruoli di indirizzo e responsabilità. Ha fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità?

Non ho mai fatto queste battaglie pensando agli incarichi o ai ruoli che ricoprivo. Diciamo che mi sono stati affidati certi mandati credendo che fossero meno pericolosi. Pensavano che potessi ostacolare delle infrastrutture arrischiate, tipo quella dello stretto di Messina. E’ su questa sfida che ho cercato, sostanzialmente, di divenire punto di riferimento. Credo di aver trasformato larga parte del mondo agricolo. Basti pensare che quando mi è stato affidato l’incarico di Presidente di commissione le grandi organizzazioni agricole non erano per nulla a favore degli OGM, del biologico o dell’agricoltura ambientale. Oggi raccolgono addirittura  firme per i biocarburanti.

Il titolo del libro scritto con Grazia Francescato “Principio di precauzione” ha tutta l’aria di essere un programma…

…Si! Principio di precauzione è un modo direi addirittura individuale di comportarsi. E’ il principio a non crederci onnipotenti, a non giocare con la genetica oltre i limiti di quello che è giusto che serva. E’ un principio molto laico del rapporto costo e benefici oltre che un principio di precauzione per evitare conseguenze indesiderate. E’ un invito allo studio e alla sperimentazione.

Le primarie hanno rappresentato una tappa fondamentale per la democrazia italiana. Esse hanno messo in discussione uno scenario politico tutto ancora da definire in vista delle prossime elezioni. Quale il suo pensiero?

Le primarie sono state una occasione data a tanta gente di partecipare. Il segnale dato è stato quello di incoraggiamento al centro sinistra; non bisognerebbe disperdere quindi questa spinta unitaria. Quello che auspico è una grande lista dell’Unione, sia alla Camera che al Senato, non di certo per ammainare la bandiera dei Verdi ma per confermare il SI di quattro milioni trecentomila persone che hanno avallato questa compagine. La presentazione dell’ Ulivo, come all’ inizio  partito democratico, ci vedrebbe presentare col nostro simbolo, ecologista e pacifista, determinati a prendere il massimo dei consensi!

Cosa intende per difesa della laicità dello stato? Laico in quanto esente da ogni orientamento religioso?

Uno Stato laico, innanzitutto, non è uno Stato privo di valori etici. Esso in quanto tale non impone  convincimenti religiosi o comportamenti individuali con semplici leggi ma tutela il diritto di tutti, affinché ognuno possa esercitare il proprio convincimento religioso, filosofico e morale nella massima libertà; purché queste espressioni non contrastino con i diritti degli altri e con gli ordinamenti giudiziari dal punto di vista della tutela della dignità individuale. Uno stato, insomma, al servizio del cittadino in quanto persona che deve poter vivere la propria vita, ovvio, nel rispetto di certe regole.

E’  per questo motivo, dunque, che interviene poco sulle posizioni della Chiesa assumendo, potremmo dire, un ruolo di neutralità?

Nutro profonda stima e rispetto per la dottrina sociale della Chiesa e per il ruolo che essa svolge nell’infondere i suoi insegnamenti. Non sono neutrale, ho i miei convincimenti. Mi piace credere ad una Chiesa che è attenta più alla carità e all’amore che non alle imposizioni; più la chiesa di San Francesco che quella dell’inquisizione!

In che ragione, quindi uno Stato laico potrebbe emanare una legge  a favore dei patti civili di solidarietà?

Una legge sui patti civili di solidarietà dovrebbe significare il pensiero di uno Stato laico che non ostacola affatto il matrimonio tradizionale, anzi che lo promuove; lo Stato lo sostiene addirittura nella costituzione in maniera rilevante a favore della nostra confessione religiosa. Esso però è tenuto al riconoscimento di chi decide di unirsi secondo logiche diverse e di chi vive un altro credo religioso. Uno Stato che si definisce laico mette a disposizione di coloro che scelgono la semplice convivenza un modello giuridico garantito per regolare i propri rapporti. Si tratta in pratica di offrire al cittadino una pluralità di strumenti per regolare le proprie unioni, senza nulla togliere alla sacralità del matrimonio. Piuttosto, direi che è compito di una sana cultura religiosa rispettare sempre l’ indipendenza dell’individuo lasciandolo nella piena libertà di scelta.

Il suo modo di fare, a volte troppo diretto e dogmatico, le si è mai ritorto contro?

Dogmatico? Direi convinto! Devo stare, piuttosto, attento a far capire che il convincimento che nasce da certe considerazioni non venga confuso con una forma di presunzione. Mi si è ritorto contro? Beh, sicuramente si. Viva Dio, una buona dose di pragmatismo e di coerenza però ha sempre sicuramente prevalso!

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