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Domenico Sodano

EDITORIAL

Intervista a Rita Levi Montalcini

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di Domenico Sodano

“Un secolo oltre un secolo”. E’ la straordinaria esistenza di Rita Levi Montalcini! Una vita la cui dedizione, senza mezze misure, è stata totale e assoluta; una carriera nella quale ha proferito, sempre e solo, indipendentemente e senza alcuna eccezione, in spirito e verità, il suo pensiero. Le sue rivelazioni: un tassello importante nella straordinaria storia del novecento; chiari esempi, riferimenti per gli accadimenti del tempo presente. Dal Nobel alla presidenza dell’ Istituto dell’ Enciclopedia Italiana, all’ appartenenza alle più prestigiose Accademie scientifiche internazionali, è tuttora dedita alla Fondazione che costituì assieme alla sorella Paola in memoria del padre, rivolta alla formazione dei giovani e al conferimento a livello accademico di borse di studio a studentesse africane. L’ abbiamo incontrata prima all’inaugurazione della Biogem di Ariano Irpino, poi in una distesa conversazione nella sala grande della sua Istituzione. La sua disarmante accoglienza è stata lezione di vita, la sua generosità dono grande: frammenti d’eredità, moniti esemplari per la vera condotta dell’uomo!

Lei è stata madrina all’ inaugurazione del Centro di Biotecnologia per la ricerca e la formazione di Ariano Irpino. Cosa  auspica che esso apporti nel difficile e delicato campo della formazione?

“Questo conferma il cambiamento in  corso, che  interpreto come un segno di riconoscimento dovuto al grado di eccellenza delle ricerche che Biogem si è prefisso di perseguire. In Europa avrà di sicuro un ruolo fondamentale. Allo stesso tempo la sua locazione potrà favorire la regione Campania, la prima nel sud dell’Italia che potrà valorizzare l’attività di ricerca dei giovani con la collaborazione di personalità internazionali.”

Quale è il ruolo dello scienziato nell’ambito della bioetica? Quali le sue responsabilità?

“Gli scienziati dovrebbero possedere un grande rigore razionale ed etico che li porta a riflettere e decidere sui valori prioritari per il futuro del genere umano. Come ha detto più volte Einstein, lo scienziato ha dei doveri morali, non ha il diritto di disinteressarsi di quello che ha scoperto. Purtroppo non sempre può prevedere l’uso appropriato delle proprie ricerche. Quando si è scoperta la fusione dell’atomo non si poteva immaginare… Oggi siamo di fronte a dei pericoli per il futuro della sopravvivenza della nostra e di altre specie. Tuttavia i comitati di bioetica preposti a regolamentare l’applicazione delle scoperte possono stabilire una scala di valori non soltanto monopolio dei politici, ma un compito che spetta, di pari importanza, a filosofi, religiosi e scienziati, uniti per risolvere l’applicazione delle scoperte scientifiche. Si deve controllare e non proibire.”

L’ Italia è divisa sulla sperimentazione biomedica. Perché tanta diffidenza verso la scienza?

“Gli oppositori ci sono stati in tutti i tempi! Dobbiamo dire ai giovani che non c’è modo migliore di vivere che dedicarsi a ricerche privilegio dell’ingegno umano. L’ uomo ha potenzialità cognitive

formidabili. Dobbiamo incrementare questo e dare realmente ai giovani la chiarezza e la consapevolezza dei loro obblighi: utilizzare al massimo questa potenzialità umana, solo umana, non di essere sospesa”.

I fondi esistenti per la ricerca e la sperimentazione non sono mai adeguati all’effettiva realtà dei bisogni e dei progetti. Sarà così anche nella nuova gestione governativa? Cosa presupporrebbe per una loro più cospicua intensificazione?

“Esatto! Non sono mai adeguati. Speriamo non sia così col nuovo governo! Il nuovo Ministro ci fa sperare nella realizzazione e nella potenzialità della ricerca che non è mai stata valorizzata in Italia. Spero molto in questa nuova legislazione; che la nuova capacità di realizzare il vantaggio della ricerca sia non soltanto detta ma realizzata”.

Il richiamo all’attenzione al Presidente del Consiglio da parte di un gruppo di ricercatori italiani circa l’ utilizzo delle cellule staminali embrionali ha prodotto secondo Lei risultati opportuni o la politica avanza ancora incerta su questa importante tematica?

“Spererei di sì ma non sono in grado di vedere i risultati. Conto molto sulla capacità del nostro Ministro Prodi e naturalmente dei Ministri che lo circondano, particolarmente della ricerca e della salute, sulla volontà di potenziare al massimo quello che non è mai stato fatto in Italia: capitale umano e capacità giovanili. Dare ai giovani di utilizzare al massimo le loro potenzialità!”.

Donne e medicina: Lei è l’esempio tangibile di una straordinaria presenza indipendente in una epoca dove la ricerca è stata ancora prerogativa maschile. Cosa direbbe in merito alle quote rosa e a una emancipazione femminile che stenta purtroppo a determinarsi nel nostro paese?

“Le donne hanno dimostrato e dimostrano capacità enormi di intervento nella gestione delle risorse naturali e possono rivestire il ruolo che è sempre stato negato loro: quello di leader capaci di far fronte a problematiche prioritarie all’inizio del terzo millennio. Rispetto agli uomini hanno dimostrato di saper mettere in pratica iniziative estremamente valide, superando difficoltà burocratiche. In molti casi il successo ottenuto è stato tanto più meritevole in quanto ha richiesto eccezionale coraggio nel contrapporsi a dogmi secolari.”

Cosa sentì in cuor suo quando capì che la scoperta del NGF la avrebbe inevitabilmente condotta al Nobel?

“Il momento più esaltante è stato quando ho capito di aver fatto una scoperta sulla formazione del sistema nervoso che non rientrava nei dogmi del tempo. Quel momento si è ripetuto nel 1990, quando mi sono resa conto che il fattore proteico che avevo scoperto aveva un’azione enormemente più importante di quella che gli avevo attribuito e per il quale mi avevano assegnato il Nobel nel 1986. L’NGF non è soltanto un fattore di crescita: modula tutti i fenomeni omeodinamici di interazione del sistema endocrino, immunitario e nervoso.”

Si è scritto: “la scoperta del NGF è la dimostrazione avvincente di come una persona fortemente attenta possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos”. Come è successo che si è compreso l’importanza di questa scoperta?

“All’epoca della mia scoperta non c’erano molti studiosi che si dedicavano a questo tipo di ricerche. Fu allora che compresi gli effetti dell’ambiente sullo sviluppo delle cellule. In quegli anni, per la difficile situazione politica in Italia, a seguito delle persecuzioni razziali, non ebbi la possibilità di dare pubblicità ai risultati della mia ricerca. Alla fine della guerra fui invitata in America  dove continuai le mie ricerche alla Washington University in St. Louis pubblicando i miei lavori con il supporto e la disponibilità delle istituzioni americane. Le notizie corsero subito, ma fino agli anni Ottanta l’NGF sembrò un fattore specifico di crescita per un sottogruppo di cellule nervose di scarso rilievo. Non si sapeva ancora che la molecola potesse agire anche sul sistema nervoso centrale. In seguito si è scoperto che il fattore agiva a livello omeodinamico. Con la scoperta dell’NGF avevo trovato la punta di un iceberg, ma c’era tutto un continente sommerso.”

Lo studio del NGF è ancora in evoluzione?

“In quanto alle applicazione cliniche si spera, ma a tutt’oggi non è attuato, che l’NGF possa essere utilizzato per combattere o comunque mitigare la conseguenza di fenomeni degenerativi quali quelli che si verificano in patologie note come: Alzheimer, Parkinson, ecc. e che affliggono un numero notevole di individui in età presenile all’alba del terzo millennio.”

Nell’opera “Abbi il coraggio di conoscere” Lei sottolinea l’importanza della curiosità e dell’approfondimento. Crede che la scuola oggi infonda ai propri alunni il valore del coraggio, lo stimolo alla curiosità e la capacità all’approfondimento?

“L’informatica che ormai ha investito tutti gli aspetti della vita sociale, non è sufficientemente entrata nel piano educativo, anche se pur essendo conosciuta dai giovanissimi non ha ancora trovato la sua collocazione negli attuali sistemi educativi. Desidero richiamare l’attenzione su quello che ritengo sia il più grave errore che si perpetua da secoli nei rapporti tra insegnanti ed allievi delle scuole primarie: quello di rivolgersi loro come se non avessero ancora acquisita la capacità di intendere e di volere. Un altro errore di valutazione è la tendenza ad assumere nei loro riguardi un tono autoritario che offende la loro dignità e crea una barriera tra gli uni e gli altri.”

Lei rappresenta un modello per molte persone e i giovani la sentono vicino a loro. Qual è il messaggio che vuole inviare?

“Di disinteressarsi di se stessi, pensando agli altri, cioè a quelli che hanno un disperato bisogno del nostro aiuto, quelli del terzo mondo. Mi sono sempre occupata dei problemi scientifici e sociali e non ho mai smesso di lavorare e questo, credo, sia il momento migliore della mia vita scientifica e sociale.”

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